La FIOM fuori dalla rappresentanza FIAT grazie a Vendola.


L’ironia (tragica) della sorte: è grazie ad un referendum abrogativo promosso nel 1995 da Rifondazione Comunista, nella cui dirigenza militava Nichi Vendola, che oggi Marchionne può scrivere nel contratto sottoposto all’approvazione dei lavoratori la clausola che lascia fuori la FIOM.
Questo apparato fu messo in atto da RC per spennare i COBAS.
Detto che non è giusto a mio avviso che la FIOM, anche se non firmataria, rimanga fuori, ecco un altro dei guasti della politica dei colpi di testa massimalisti e del miope furore contro i cosiddetti “nemici del popolo” del momento.
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Free-climbing: 1. Bersani 2. Di Pietro 3. Vendola


A sorpresa 1.o Bersani

2.o Di Pietro

3.o Vendola

Il dramma della SEL e dell’Italia.


Come forse si è capito sono del PD. Sono “nativo”, non sono mai stato né democristiano (né genericamente “cattolico in politica” anche se professo blandamente la fede) né comunista. Non mi definisco né di sinistra, né di destra, né di centro. Ho accolto Vendola come alleato e candidato alle primarie di coalizione con favore, sia per le sue indubbie capacità, sia per le vittorie in Puglia, sia perché si proponeva e si è proposto finora come “pacificatore”. Non ho nessun interesse in SEL (nel senso che non potrei mai farne parte) ma, vista la contingenza, ho cominciato ad avvicinarmi a loro per conoscenza e per approfondimento. Ed ho scoperto molte cose non edificanti.
Innanzitutto non è un partito monolitico: hanno più correnti ed istanze del PD, almeno 5 o 6 ad uno sguardo disattento, ed ognuna guarda in cagnesco chi sta alla sua destra, invidiando un po’ chi ha il coraggio di stare più a sinistra, con l’ultima che ha un piede in SEL ed una nei centri sociali, ricevendo da questi comunque lo stesso sguardo sprezzante e malgiudicante di chi ti cataloga come mezzo fascista.
Le persone ragionevoli, ovviamente, confinano al PD e sono pontieri, in genere sono galantuomini: proprio per questo sono le più disprezzate al loro interno, tanto che pure chi la pensa come loro ed ha velleità di leader deve distaccarsene in modo artificioso.
Paradigma di questa assurdità è il recente caso della diatriba di Illuminismo, partita da questo post. Una persona assolutamente a me affine, che la pensa come me su tantissimi temi, anche su alcuni temi non facili come il burqa, per dire, prende un mio post di assoluta pacificazione con SEL (“volgo le spalle a SEL, mio alleato, fidandomi completamente di loro”, questo il senso) e mi attacca insieme al PD in modo inverecondo ed al limite della querela, qui e altrove, arrivando a dire scopertamente che o vince Vendola alle primarie con noi oppure SEL non sarà fedele e Vendola rovescerà il tavolo.
Abbiamo da riflettere.

Pennacchi sull’universo mondo.


Prendersela contro il burqa. Cuore e viscere contro il cervello. Attenti a quello che fate.


Leggo che molti se la prendono non con il burqa in sé, quanto con ciò di cui è simbolo (secondo loro). Il burqa simboleggerebbe l’ignoranza, l’oppressione, la coercizione, l’infibulazione, l’omofobia e persino la lapidazione.
Questo è un tranello potente. Questi temi vanno dibattuti e soprattutto risolti, ma la semplificazione operata elevando a simbolo di questi il burqa, transfert praticato dalle destre xenofobe di tutto il mondo, in Italia dalla lega soprattutto, è mistificante ed intrappolante. Vi porta, in molti, a combattere giustamente per ciò che credete giusto (e che lo è, in larga parte) ma in sostanza ve la prendete con un pezzo di stoffa e fate il gioco della Lega e peggiorate il problema, che poi è quello che la Lega si prefigge. Perlomeno siate consapevoli di questo.
C’è un altro motivo che vi deve portare a stare molto lontani dai simboli e dalle “crociate” per i simboli. Nella seconda metà del XIX secolo, in un clima culturale già “romantico”, in cui cioè il cuore e le emozioni volevano già prevalere sul cervello ed i ragionamenti (non vi ricorda niente dell’attuale quadro politico?) si innestarono altri due fattori potentissimi e forieri di nefaste conseguenze: il localismo di Herder ed il simbolismo (si legga ad esempio Guenon sul tema), il lirismo poetico.
Il localismo, le tradizioni del luogo, le storie di folletti e fate (celtiche… vi ricorda niente?), le tradizioni, il territorio. Il simbolismo (in gran parte cristiano ma non solo), la sostituzione del messaggio con un logo, la riduzione ancora più bassa, viscerale, alle pulsioni primarie dell’uomo: questo condusse alla tragedia del novecento, si prese di mira un popolo ed una religione (gli ebrei, ma anche gli zingari, gli omosessuali), si confezionarono falsi storici (i protocolli dei Savi di Sion, falso della polizia zarista); arrivarono il nazismo, le dittature, le guerre mondiali.
Questa è la china. Attenti a non addentrarvi in questa selva.
Per questo mi fa male il disprezzo verso chi cerca di usare la testa, chi predica almeno la tolleranza da trasformare poi in empatia e progresso, l’ostracismo e l’incomprensione contro il PD che batte questa via.
Per questo, pur provando simpatia per Vendola, mi fa paura quando batte la strada del cuore e del lirismo poetico invece che del cervello.