Ucchielli, Civati, Gilioli, Sarubbi ed ora anche Filippini. Il PD comunichi meglio, perfavore.


Premessa 1: considero Pippo Civati, politicamente, la metà migliore di me. Cioè, pesa la metà, politicamente vale ben più del doppio, ma ciò che intendo è che su molti temi abbiamo la stessa sensibilità, ad esempio quello della lealtà interna (al PD) e quello, inerente al tema, dell’immigrazione. Consiglio di leggere il suo “Regione Straniera” ed è invece d’obbligo conoscere il suo Mandiamoli a casa (i luoghi comuni) che ognuno di noi dovrebbe avere in mente o in tasca, come un breviario laico. La metà migliore, ho scritto, perché si dà su questi temi con molta generosità, cercando con gli scritti e le parole di spostare il baricentro del PD con meno prudenza di me e con indubbia più efficacia.

Premessa 2: il PD marchigiano, nella persona del segretario regionale Ucchielli (cui segnalo che il link al suo sito non è possibile perché il mio antivirus segnala un trojan), lancia una campagna di informazione, di cui trovate una eco qui per sbugiardare il governo nazionale e la Lega Nord. Leggete il link che indico che trovate già la critica di Civati al riguardo, che condivido. Dirò di più, se conosco Civati, Pippo era incazzato nero anche se ha esposto la sua contrarietà in modo al solito garbato ed educato.

Premessa 3: in molti hanno commentato nella blogosfera: ad esempio Sarubbi, Gilioli su Piovono Rane, Metilparaben ed anche altri, ad esempio qui ma potrei continuare. Ucchielli risponde ovunque con un ciclostile con effetto comico involontario.

Non voglio entrare direttamente nel tema. Cerco di buttare qualche riflessione sulla vicenda.

Primo: leggetevi i post che ho segnalato con i commenti di chi segue i vari blog. Si risponde ad ampio ventaglio, chi dice che Ucchielli ha ragione, chi dice che Ucchielli è stato troppo buono, chi (come me) pensa che l’argomento non vada trattato in questi termini e raccomanda di vedere gli immigrati anche come opportunità (come in realtà sono), chi adderittura (e per me è troppo) invita lo stato italiano a farsi promotore dell’immigrazione.
E’ evidente, ed è un mio cavallo di battaglia, che serva una “linea”. Il PD, vivaddio, è un partito in cui si discute. Difendo e difenderò la libertà nel PD di dire tutto ed il contrario di tutto, la libertà, che ho già sottolineato, di provare con lealtà a spostare il baricentro del partito. Il PD non è una caserma (per appiattirsi ancora su metafore di destra). Ma un Fil Rouge, una mappa per poter capire nel dibattito interno come si sta e per proporsi (anche in modo variegato, perché no) chiaramente agli elettori su ogni tema, serve. Speriamo nella campagna delle 10 parole, io ci conto. Finita questa fase “costituente” che ha mille ragioni e che è inevitabile ed anche auspicabile, un militante del PD saprà chiaramente dove sta, potrà scegliere qualche tema di dissenso per contribuire democraticamente al dibattito ed a nuovi approdi, ma se sentirà la necessità di differenziarsi su tutti i temi qualche domanda dovrà porsela.

Punto 2: io vedo in questa vicenda molti problemi di comunicazione, sia interna che esterna. Il tema va affrontato a tutti i livelli.

Punto 3: la lealtà interna al PD. C’è molto da fare in questo campo. Si può polemizzare, si deve polemizzare anzi nel caso se ne sia convinti, ma c’è modo e modo. I bassi tempi che viviamo non consentono di aprire fronti di divisione che abbiano il risultato di allontanare gli elettori. Lo dico chiaramente, Pippo mi è sembrato sulla linea del fuorigioco, ed è qui che i fuoriclasse devono stare (io sono più prudente, almeno per ora, ma è un mio limite). Giliori, e lo dico con affetto, mi è sembrato un metro oltre. Ma non quello più in fuorigioco, per non parlare (e non ne parlo) delle entrate a gamba tesa.

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PD: ci vuole lealtà.


Qui il mio intervento pubblicato sul forum “Italians” di Severgnini. Lo ripropongo qui sotto. Il titolo su Italians non è mio.

Caro Beppe, faccio politica attiva da cinque mesi, «nativo»del PD, a Coccaglio ed a livello provinciale. Sono saltato sul carro del vincitore, vero? Amo questo partito, che trovo in prospettiva colmo di spunti e di potenzialità, di valore. Ritengo sia una delle (poche) speranze per l’Italia di oggi. A mio avviso un problema è che ogni iscritto, dai vertici fino alla base, è convinto di avere con sè (e solo lui) il segreto del Graal, o la pietra filosofale che ci porterà politicamente al “triplete”. Non è così: se in una stanza ci sono venti persone, la possibilità che ci siano venti idee geniali è prossima allo zero. Ultimamente va stranamente di moda prendere la Lega ad esempio (un partito che non ha portato a casa un risultato uno in venti anni) e non ci accorgiamo che da loro tutte le decisioni se vengono prese da tre persone è già molto, e gli altri zitti! Pur se scrivendo giocoforza mi contraddico, per noi l’ascolto delle idee degli iscritti non può che essere l’unica via. Ora ci siamo dati una fase costituente (le 10 parole): ci sono state e ci saranno facili ironie, invece a noi ed ai simpatizzanti dico che è una grande occasione che va colta. Ci prendiamo del tempo per pensare e formare quello che sarà il nerbo del PD: lo possiamo fare, giacché non abbiamo responsabilità di governo, lo dobbiamo fare perché è ora di farlo. Il frutto di questo lavoro dovrà essere ben formalizzato, ben condensato e soprattutto formare il cardine della nostra comunicazione e del nostro stare “dentro” e proporci “fuori”. Voglio dire: non dovremo essere tutti cloni, ma se su 10 parole chiave qualcuno sentirà la necessità di fare importanti distinguo su tutte e 10, o su 8, su 5 e dico io anche su 3, dovrebbe e dovrà porsi qualche domanda e, se eletto a cariche, dovrà porsela anche il partito che lì lo ha messo.