White Christmas


Ho registrato questo blog circa un anno fa, per le note vicende, anche se ho cominciato a postarvi dopo circa sei mesi.
Questo canzone è ancora una ferita aperta per questa comunità, ed allora ve ne offro una versione spiritosa. Buon Natale a tutti.
E ricordatevelo: il Natale è la festa dell’identità Cristiana, EPPERCIO’ STESSO è la festa dell’accoglienza.

Nero e più nero


Ad un anno da White Christmas, cominciata in questi giorni del novembre scorso, un segnale: ecco i due sindaci di Coccaglio, il sindaco dei ragazzi, nero, ed il sindaco eletto, ancora più scuro (in volto).

Clickate sulla foto per ingrandirla.

Quello che avrei detto alla Leopolda: COLORE (Coccaglio Felix)


Il giovedì avevo inviato via internet il mio intervento, e sapevo del numero altissimo di persone disponibili a parlare: mi ero messo quindi il cuore in pace.
Se mi avessero chiamato (alla fine ero così stanco che incrociavo le dita perché non avvenisse) avrei suppergiù parlato di questo.

La parola che avrei scelto sarebbe stata COLORE.
Colore, incidentalmente, perché sono di Coccaglio, e un anno fa cominciava quella vergogna universalmente nota come White Christmas.
Ed avrei chiesto, visto che fino a quel momento nessuno era stato fischiato, di fischiare e di manifestare il proprio distacco da una operazione così maldestra xenofoba ed ipocrita. Avrei chiesto i fischi per chi ci aveva spiegato che il Natale Cristiano non era accoglienza bensì difesa delle tradizioni.
Poiché mi bastano 2 minuti di macchina e posso arrivare a Trenzano, avrei chiesto i fischi anche per coloro che volevano imporre, contro la Costituzione, di parlare solo la lingua italiana e che volevano chiudere il Centro Culturale Islamico.
Poiché in 6-7 minuti posso essere ad Adro, avrei chiesto i fischi per l’Oscar Padano dei mille Soli.
Poi avrei chiesto, timidamente, un applauso d’incoraggiamento da portare con me nel ritorno, e da condividere con i Democratici (e no) rimasti a casa.
A quel punto mi sarebbero avanzati circa 3 minuti, 3 minuti e mezzo.
Ed avrei spiegato quello che un grande architetto urbanista spiegò, anni e anni fa, in una assemblea pubblica nella Coccaglio Felix, quella governata allora dal centrosinistra. Era Benevolo e disse – più o meno testualmente – che il valore di un’area edificabile è tutto contenuto nel pennarello dell’urbanista che la COLORA sulla mappa, ed il valore non è intrinseco all’argilla e sassi di cui è composta ma appartiene, in larga parte, a tutti i cittadini che concorrono, direttamente e tramite la rappresentanza politica, a governare il Comune.
E’ questo un aspetto del problema abitativo per i giovani italiani: quando si dimentica questa premessa, comincia il mercato non già delle case ma delle aree edificabili. Sempre ed ancora, un mercato basato sulla rendita. Quando un’area passa di mano troppe volte ognuno applica un ricarico che va tutto a colpire chi compra la casa alla fine. Di più: l’impresa che poi, in un sussulto di professionalità, decide non più di speculare ma di costruire, avrà pagato talmente tanto quell’area che cercherà di quadagnare il percentuale, ed il 20% di tanto è più del 20% di poco. Così tutti, nella filiera che porta a determinare il prezzo sul cartello nella vetrina di una agenzia immobiliare.
Non so quanto tempo sarebbe rimasto per dire che, come si è fatto nella Coccaglio Felix e di cui sono testimone diretto perché abito in una casa costruita partendo da un campo, progettata e costruita da me (sono ingegnere civile), il Comune deve essere ben conscio del suo potere anche economico sul mercato edilizio e deve usarlo a favore dei cittadini (e delle imprese), non degli speculatori che non fanno ma vivono di rendita.
Il giusto profitto è il motore della società e fa bene a tutti, anche a chi non se lo immagina nemmeno. Il profitto della rendita arricchisce uno solo e, soprattutto, impoverisce gli altri. Tavoli di concertazione con le imprese, le cooperative, i privati, la famiglie: ecco come dare contemporaneamente un impulso all’economia e calmierare i prezzi degli immobili, consentendo alle famiglie di non vivere in appartamenti piccolissimi. Interventi sulle pezzature delle case, non solo bilocali o trilocali ma anche imposizione di pezzature più grandi… GONG… a questo punto probabilmente, sarebbe suonato. E vi avrei chiesto di applaudire la Coccaglio Felix che fu e che sicuramente tornerà.

Articoli giornalino “Per Coccaglio”


E’ in distibuzione nelle case di tutti i coccagliesi, li trovate anche sul sito

Viva Coccaglio


Il nostro paese è governato da “Coccaglio per le libertà”, e questo non è un mistero: ormai, da novembre, lo sanno pure in Patagonia.
La giunta ed il sindaco sono l’espressione di una MINORANZA di cittadini coccagliesi. Sono, per dirla tutta, la più grande delle minoranze: dati delle comunali 2009 alla mano, il 45,3% dei votanti. Le altre 3 liste, tutte omologhe per valori, si sono presentate divise, ed in partitolare le prime due, “Popolari e democratici per Coccaglio”, che d’ora in avanti citerò come “Per Coccaglio” (29%) e “Coccaglio Viva” (pochissimo sotto il 20%).

Fascia protetta


Ieri sera pizza della seconda elementare. Grazie di cuore alle maestre di Andrea, la classe insegnante è davvero una categoria di eroi. Ogni tanto giravo di pattuglia tra i “delinquenti” che giocavano, al di là dello stiramento dello sfortunato Gabriele (che ne avrà pare per 5 giorni) mi ha impressionato la dose di volgarità di alcuni bimbi che, ovviamente, trascinano gli altri.

Un bimbo ha proferito davanti a me la seguente sequenza: “C. di figa, bastardo ciccione, figlio di puttana, C. di figa, merda…” E’ chiaro che l’altro non gli aveva fatto un regalo (non so cosa fosse successo) ma i genitori di quel bambino che ruolo hanno svolto finora? Precisazione doverosa a Coccaglio: bimbo rigorosamente italiano.

Salamelle, streghe e comunicazione.


Stasera vado in Festa democratica a mangiare due bocconi mentre presentano un libro sulle streghe. Poi riunione Progetto Comunicazione. Mix incendiario? Ci vorrebbe dell’Acqua Pubblica per spegnere l’incendio. A parte gli scherzi, mi scuso con gli amici referendari di Coccaglio ma, come ebbe a dire un parlamentare della prima repubblica, non ho il dono dell’ambiguità e non posso essere in due posti contemporaneamente.