Grillo è impazzito


Meglio la dittatura leggera, sobria, deportazioni di massa, cambiare l’art. 1 della Costituzione.
Non sta bene, fermatelo. Ha messo la pompetta anche lui?

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Arcore viola /2 – le dolenti note: M5S


Vi ho già detto della situazione della piazza, con il gazebo del PD pre-esistente etc.
Ad un certo punto arrivano gli attivisti torinesi del M5S, con alla guida il loro candidato sindaco, Bertola. Perché, ben lo sapete, loro agli altri non si mischiano e quindi scelgono un candidato sindaco il più pittoresco possibile per andare sui giornali (a Milano per esempio uno sbarbatello di 20 anni) e sputano contro tutto e contro tutti. Questi eredi qualunque dell’Uomo Qualunque arrivano in una manifestazione contro Berlusconi, in una piazza gremita di persone con bandiere e manifesti di altri partiti diversi dal loro, e srotolano uno striscione contro tutti i partiti e le facce dei rappresentanti degli stessi tra cui Fini Casini Bossi Berlusconi Bersani Di Pietro e Vendola.
Che, se andassero dal loro amico Landini con striscioni contro la FIOM, tornerebbero a casa a pedate nel sedere: ma chiaramente non lo fanno e non lo farebbero, approfittando come parassiti del buon senso altrui.
Mal gliene incoglie perché si imbattono nel motivato gruppetto dell’IDV che se la prende subito con loro per l’accostamento. Non paghi di ciò, dopo aver litigato a lungo, pretenderebbero di fissare il loro striscione in una posizione assurda (a mezza altezza nell’unico varco di accesso al Parco Municipale) tra l’altro confinante con il gazebo del PD.
I militanti del PD protestano (fin troppo educatamente): i più sanguigni dell’IDV lo strappano. I grillini cominciano a menar le mani, ed il loro filmato furbescamente si interrompe, così da non documentare la cosa. Si metteranno con il loro striscione ad un metro da lì, derisi e compatiti da tutti. Salvo poi scrivere note demenziali su Facebook o pubblicare filmati lamentosi su Youtube. Citano ancora il rimborso per le campagne elettorali facendo i puri ma mal gliene incoglie perché l’indomani sul Corriere il loro ras Beppe Grillo scopre che la politica costa e dice finalmente parole di chiarezza (anche se ancora inesatte ed ambigue) riguardo gli stipendi dei loro assessori regionali usati per pagare i costi della politica.

Grillo usa le tasse dei poliziotti per difendere coloro che i poliziotti arrestano?


Tutto quanto segue non è un giudizio di merito, è solo a titolo informativo.
Oggi sul Corriere Grillo, dopo molte ambiguità sull’argomento (e tuttavia dicendo molte falsità, ma non è questo il punto), ha ammesso che:

Grillo: «C’è, eccome! È stabilito che un consigliere regionale abbia diritto a uno stipendio di 8 mila e passa euro al mese…
… che 2.500 euro al mese sono più che sufficienti per un consigliere regionale…
Adrian: «E degli altri 6.000 cosa ne fate?».
Grillo: «Vengono reinvestiti in un conto deposito dove di volta in volta potranno servire per sovvenzionare il nostro parlare alla gente che purtroppo, come tu sai, ha un costo dal quale non ci si può sottrarre…

L’arteriosclerosi galoppa ed il comico si è dimenticato dei suoi cavalli di battaglia (del resto la coerenza non è il suo forte, si veda il tag Beppe Grillo su questo blog) e dice che la politica “costa”.

Dopo avere strologato in giornata sulla manifestazione del popolo viola ad Arcore, rovinata da alcuni facinorosi tra qui alcuni militanti del M5S, di cui uno arrestato, che si sono opposti ai cordoni delle forze dell’ordine e che, alla fine della giornata, sono costati 5 punti in testa ad un poliziotto per una delle tante bottiglie lanciate, fa sapere in questo post che i legali del blog contatteranno le famiglie degli arrestati (e rinviati a giudizio a piede libero).

Abbiamo capito male ma userà soldi della collettività (tra cui le tasse pagate dei poliziotti) per la difesa di persone arrestate in tafferugli con la polizia (tra cui un noto militante del M5S)?

“Lascio il movimento a 5 stelle”


di Monica Fontanelli
qui su Facebook
per chi non lo usa, riprendo:
Alle scorse elezioni comunali di Bologna e alle regionali ho votato il Movimento 5 Stelle. Leggo i post di Grillo da anni, e ho visto nel Movimento una “speranza” per il nostro Paese. La scorsa primavera ho deciso di partecipare attivamente alle riunioni dello stesso. Avevo ovviamente letto il programma nazionale e ne condividevo i contenuti. Sono insegnante e mi interessano molto quelli inerenti alla scuola. Ci lavoro da quasi 30 anni e la demolizione della scuola pubblica portata avanti dalla Gelmini, la circolare Limina in Emilia Romagna che invitava i dirigenti scolastici ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti che avessero preso posizioni pubbliche critiche nei confronti della Riforma, la situazione sempre più drammatica del nostro Paese con la crisi economica affrontata con i tagli allo Stato sociale, hanno suscitato in me la necessità di assumere un impegno civile diretto .

Entrata nel Movimento ho organizzato il gruppo scuola, ho partecipato alle manifestazioni di protesta contro la riforma, convinta che il Movimento ne condividesse i contenuti. Come gruppo scuola, del quale ero la coordinatrice, abbiamo presentato un documento nel quale è stata analizzata l’attuale situazione della scuola pubblica e si chiedeva al Movimento di assumere una posizione chiara rispetto alla politica scolastica del Governo. Pochi e chiari principi: difesa della Scuola pubblica e conseguente NO alla riforma, laicità dello Stato e conseguente richiesta di abolire i finanziamenti alla scuola privata. Abbiamo chiesto al Movimento di approvarlo. Non è stato possibile. La risposta del Movimento è stata l’ostracismo. Di scuola non se ne parla o, se si è costretti a farlo, comunque non si assume una posizione, perchè all’interno del Movimento le posizioni sono diverse, inconciliabili e, per non allontanare nessuno, meglio far “finta di niente”, meglio discutere di cose più semplici. Il Movimento nei fatti non assume alcuna posizione sulla riforma della scuola, come non ne assume su moltissimi argomenti che riguardano il “sociale” e le politiche economiche di chi ci governa.

Poco per volta mi sono resa conto che il Movimento non è ciò che viene descritto da Beppe Grillo: il programma nazionale e lo stesso nome di Beppe servono solo come “specchietto per le allodole”, per attirare i voti di chi non ne può più dell’attuale classe politica, dei suoi privilegi e della sua incapacità di dare risposte credibili ai problemi del Paese. Il Movimento è eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo argomenti “facili” sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, o di spazi verdi nella città, o di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare …. è facile trovare una convergenza di idee e di proposte. Diverso invece è assumere posizioni politiche rispetto alla riforma Gelmini, al finanziamento alla scuola privata, alla laicità dello Stato, ai diritti delle coppie di fatto, alla legge 194 sull’aborto, al problema ormai drammatico della casa, del precariato, all’accordo di Pomigliano, che non è un fatto isolato nel Paese, ma rappresenta il tentativo di togliere sempre più tutele ai lavoratori in tutto il Paese. Su queste e altre problematiche il Movimento non è in grado di prendere una posizione, perché al suo interno ci sono persone con idee spesso contrapposte: vi sono conservatori e “orfani della sinistra”, laici e cattolici integralisti, uniti nella “protesta”, nei facili luoghi comuni, ma incapaci di avere un progetto realistico e coerente di più ampio respiro. Uno dei loro motti preferiti è che non sono un partito, non sono una casta. A mio modo di vedere sono molto peggio: “uno vale uno” è in realtà solo uno slogan. Nelle assemblee si decidono solo alcuni aspetti, per lo più organizzativi, per il resto c’è un’oligarchia che decide per tutti: sono gli eletti e i loro stretti collaboratori. In questi mesi trascorsi nel gruppo l’assemblea non ha deciso nulla di rilevante dal punto di vista politico. Sono gli eletti Favia e De Franceschi che assumono in totale autonomia qualsiasi decisione politica a nome del Movimento. Quando ho chiesto di discutere in assemblea di alcune problematiche, come il finanziamento dato alla fine di luglio dalla Commissaria Cancellieri alle scuole private a Bologna, l’adesione alla manifestazione in difesa della scuola pubblica indetta a Reggio Emilia il nove ottobre scorso, la discussione sull’eventuale nomina alla presidenza della Commissione Pari Opportunità in Regione di Silvia Noè, l’accordo di Pomigliano e la necessità di assumere una posizione politica in difesa dei lavoratori, non ho mai ricevuto risposta. Formalmente non rispondono, lasciano decadere, non ne parlano, così possono fingere di essere tutti d’accordo, così possono coesistere nel movimento posizioni spesso contrapposte, intanto gli “eletti” decidono per tutti, perché loro sono i “portavoce” del Movimento. Bell’esempio di democrazia! Ieri sera l’ultima “farsa”: i Consiglieri Regionali in assemblea pubblica hanno presentato un bilancio politico ed economico dei primi sei mesi in Regione, hanno “rimesso il proprio mandato nelle mani dei cittadini”, quindi c’è stata una votazione al fine di confermare o meno la “fiducia” a Favia e a De Franceschi. Nessuna possibilità di porre domande ai Consiglieri, di discutere veramente su ciò che è stato o non è stato fatto. Una votazione plebiscitaria, ad alzata di mano, nella peggiore tradizione dei peggiori partiti. Uno “spot di propaganda”, non uno strumento di democrazia, una “trasparenza” di facciata. Un’autoesaltazione del proprio operato e una continua denigrazione di ciò che fanno “tutti gli altri”, questo è stato, in una povertà di contenuti e progetti reali davvero impressionante. Stupefacente scoprire, tra l’altro, che il denaro proveniente dagli stipendi regionali dei Consiglieri ( l’Assemblea ha deciso per loro un compenso di 2500 euro mensili ) non viene gestito dal Movimento stesso, ma dai Consiglieri che trattengono l’importo dovuto nei loro conti correnti personali! E questo sarebbe un approccio nuovo alla politica?
Per non parlare della chiusura totale che mostrano rispetto a tutte le altre realtà culturali presenti a Bologna. Nessun confronto e nessuna alleanza, questo a prescindere da possibili convergenze, perché solo loro sono portatori della “verità” grillina. Intanto, per le prossime comunali questo Movimento così aperto alla società civile, così diverso dagli altri partiti avrà un candidato sindaco alle prossime amministrative autocandidatosi e scelto da chi? Dagli elettori che lo indicano in base ad un programma? No, scelto nel chiuso dell’assemblea degli attivi, e solo da chi risulta essere attivo alla data del 30 settembre 2010, scelto quindi da poche persone nella peggior tradizione dei partiti. Criticano i partiti, non accorgendosi però di essere ancor peggio degli stessi, perché non vi è alcuna reale democrazia all’interno. E chi “osa” far presente certe incoerenze viene visto immediatamente come un “nemico”, qualcuno da isolare. E così vanno avanti senza prendere mai alcuna posizione chiara, convinti come sono che tanto saranno premiati elettoralmente in ogni caso: gli elettori voteranno sulla base di quello che dice a livello nazionale Grillo, il voto di protesta continuerà ad esserci e solo questo conta. Lo stesso atteggiamento in fondo che ha la Lega: parlare facile, per slogan comprensibili ed efficaci,nient’altro. Far credere che vi sia un programma nazionale condiviso, far credere che il movimento rappresenti una novità, una possibilità di riscatto del Paese,parlare alla “pancia” delle persone, glissare su tematiche qualificanti perché una posizione chiara allontanerebbe qualcuno: l’importante è prendere voti da tutti, da destra e da sinistra perché loro sono “sopra” volano “alti”. Parole prive di un reale significato, solo vuoti slogan di propaganda: come la Lega appunto.

Povertà culturale, intellettuale, politica. Inaccettabile quando da movimento di protesta si decide di entrare nelle Istituzioni, si decide di proporsi come forza che deve amministrare le città, le regioni e forse domani il Paese. Per farlo bisogna avere delle idee, occorre avere il coraggio di assumere posizioni politiche, di fare scelte chiare, condivise non solo dagli “eletti” ma dal Movimento intero e soprattutto uscire dalla facile ottica della protesta e degli slogan ad effetto, occorre occuparsi dei problemi reali dei cittadini e prendere posizioni chiare esponendo le proprie idee e cercando di aumentare il consenso per questo più’ che per le invettive contro gli altri.

Per questi motivi lascio il Movimento, per la mancanza totale di democrazia all’interno, per la povertà di contenuti. Lascio il Movimento perché non voglio rendermi complice dell’inganno che stanno perpetuando verso gli elettori : a parole sostengono il programma nazionale di Grillo, nei fatti approfittano del suo carisma per ottenere facili voti di protesta ed iniziare la propria personale “scalata” alle Istituzioni. Non ci sto. I partiti non mi piacciono, ma il Movimento non è ciò che appare: non c’è democrazia all’interno, non ci sono idee che non siano quelle “facili” e scontate che la stragrande maggioranza delle persone può condividere, non c’è un progetto serio di società, solo slogan.

Un Movimento a parole di tutti, nei fatti solo di pochi.

Monica Fontanelli

Il manganello mediatico dei grillini.


Beatrice Borromeo sul sito del Fatto Quotidiano ha osato chiedere conto del can can mediatico scatenato dalla delegittimazione operata da Beppe Grillo nei confronti di Roberto Saviano: qui e qui. Impossibile leggere tutti i 5000 e passa commenti (un record), sintomatico sia l’assalto alla diligenza come un sol uomo dei seguaci di Grillo sia le fortissime critiche per aver osato criticare il Messia.

Poi non dite che non vi avevo avvertiti.

Grillo promette e non mantiene


No comment

Me lo segnana Popolino.
Grillo prima promette le primarie e poi dice “scelgo io”.
Fessi grillini (a quelli in buona fede): quante ve ne servono, ancora?

Uno vale uno un cazzo


Qui il meetup di Modena spiega perché aveva subito capito che la storia del microscopio era una bufala. Ma c’era uno spettacolo da mandare in tournée e in questi casi non si sta a guardà er capello (so ssoldi!)