Lettera a Bersani


Le donne e le ragazze, a noi, piacciono pensanti. Chiamateci scemi, se volete.
Ho il piacere di ospitare questa lettera aperta a Bersani, scritta dal segretario cittadino di Brescia dei Giovani Democratici.

Caro Segretario,
ti scrivo perché credo ancora nel Partito Democratico, nonostante tutto, e mi piacerebbe dare il mio piccolo contributo, da militante e da elettrice.

Ho letto con stupore la tua intervista a Repubblica. Stupore, sì, perché dopo l’appassionato discorso di Roma, dopo i tuoi ultimi interventi in aula, pieni di orgoglio e di coraggio, la tua mi è sembrata una precipitosa marcia indietro, un modo per “mettersi in salvo”, con quali prospettive non lo so.

Lascio da parte il discorso primarie, perchè, per quanto mi riguarda, non vanno neppure lontanamente messe in discussione, chiunque siano i nostri alleati. E su questo, come molti altri, non sono disposta a discutere.

Quello che vorrei capire, invece, è se davvero i nostri dirigenti credono ancora che, con un semplice “CLN 2.0”, Berlusconi possa essere vinto.

Ho ragionato a lungo per capire se questa potesse essere una soluzione, e sono arrivata alla conclusione che non lo sia affatto. Ti spiegherò anche perché.

Non so se ci si è resi conto del fatto che la maggioranza degli italiani appoggia Berlusconi o, se non altro, lo ignora completamente. La forte emergenza democratica del nostro Paese, presente e pericolosa, certo, per moltissime persone non esiste. Non esiste perché prima di questo problema ce ne sono altri molto più immediati: il lavoro che non c’è, il mutuo che non si riesce più a pagare, i figli da crescere senza alcun sostegno…

L’italiano medio non si aspetta di essere liberato da Berlusconi, bensì di vedere risolta almeno in parte quella situazione di totale emergenza socio-economica in cui il nostro Paese è caduto.

Avete ripetuto per anni che l’antiberlusconismo non era la via, ed avevate ragione! Non perché Berlusconi non debba essere politicamente fermato, ma perché non è il “tutti contro uno” l’arma vincente per raggiungere questo scopo.

Dite di voler estendere l’alleanza al centro per fare le riforme, e io mi chiedo: quali riforme? Che riforme si possono fare con uno che ha votato il ddl Gelmini, (e tutti gli altri provvedimenti di quel Governo che ora rinnega) che provvedimenti si possono prendere con chi ha idee opposte alle nostre su tutti i più grandi temi?

Dall’esterno appariremo inesorabilmente come il solito carrozzone costruito per eliminare qualcuno, e non per creare qualcosa.

Mi sembra che questa strategia politica sia stata sistematicamente smentita (per non dire smontata) tutte le volte in cui è stata adottata.

Il nostro obiettivo può essere nobile e sincero, ma non è in questo modo che otterremo il risultato sperato. Perché la gente sa che un governo così eterogeneo sarebbe destinato a cadere presto, e proprio per questo, se è indecisa, sceglierà nuovamente Berlusconi, la mediocre certezza, oppure voterà altro.

Non riesco a capire, poi, come si possa pensare che un’alleanza con il “terzo polo” possa portare più voti, quando è palese che moltissimi elettori, da ambo le parti, non si sentiranno rappresentati da un’insieme indefinito di persone ed idee,e voteranno altro. Voteranno altro oppure, molto peggio, si asterranno: il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di recuperare gli astenuti, piuttosto che andare ad ingrossarne le fila.

Gli astenuti, però, non si convincono con i carrozzoni, né con le “guerre sante” per la democrazia (perché è questo ciò che appare agli occhi dei più). Gli astenuti, così come tutti gli elettori, si convincono con le proposte, con contenuti chiari e sintetici, che vadano a creare un’alternativa credibile all’attuale maggioranza, che certo non ha brillato per capacità di governo.

Perché fino ad ora ho sentito parlare soltanto di alleanze, quando so benissimo che il PD ha delle proposte da fare? Perché anziché pensare chi rincorrere (perché è questo che stiamo facendo, rincorriamo, e rischiamo di finire con una porta sbattuta sul naso, se non due) non cominciamo a parlare agli italiani della nostra idea di Italia? E’ con le idee e la concretezza che si guadagna la fiducia politica, e noi non siamo ancora riusciti ad ottenerla. Finchè non sapremo chi siamo noi, chi è il PD, non potremo sperare di guadagnare voti, né di stringere alleanze serie. Per contrastare Berlusconi servono contenuti e persone perbene, e il PD si potrebbe accorgere di avere entrambe le cose, se smettesse solo per un attimo di giocare a Risiko.

E’ per questo che sono arrabbiata e delusa, Segretario, perché vedo un’occasione unica per parlare all’Italia buttata al vento.

Mi piacerebbe, nei prossimi mesi, non sentire più il nome di Berlusconi nei discorsi degli esponenti del PD, ma soltanto le nostre idee. Sarebbe il più duro colpo che potremmo infliggergli, perché alle proposte vere lui non è in grado di rispondere, mentre è bravissimo a destreggiarsi tra gli attacchi personali.

Le alleanze verranno come conseguenza naturale, ma il più grande risultato sarà l’aver ridato fiducia agli elettori, perché è di questo che gli italiani hanno bisogno: un motivo per credere di nuovo nella politica.

E’ solo questo che ti chiedo, come militante e come elettrice: smettiamo di essere lo specchio che riflette la luce su Berlusconi e puntiamola su di noi, quella luce, parlando dell’Italia che abbiamo in mente!

Con stima,

Giulia Zambolin

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