PD e primarie


Puntare sul mare o sull'Himalaya?

Ho aperto insieme ad altri una società (cooperativa), è l’agenzia di viaggi PD.
Abbiamo deciso di chiedere alla clientela a noi vicina dove si vuole recare in vacanza in questo inverno, a parità di prezzo della vacanza. Abbiamo fatto un sondaggio invitando tutta la clientela a votare, se n’è presentato un buon numero ma non tutto il nostro bacino, ed il risultato è stato questo:
1. Su un ghiacciaio, in Nepal: 35%
2. Al mare, ai Caraibi: 33%
3. Al mare, in Egitto, 32%
Ci rendiamo conto, ora, che abbiamo organizzato male il sondaggio (questo non è il caso di Milano, nda)

Fuori di metafora, dopo la vittoria di Pisapia alle primarie di Milano, questo post non vuole assolutamente mettere in discussione il risultato, tra l’altro atteso secondo i sondaggi. Vuole aprire una riflessione su come potenziare uno strumento di decisione come le primarie, soprattutto se di coalizione.
I miei 2 penny:

1) Non consentire il tiro al piccione contro un candidato, segnatamente in questo caso il candidato del PD. E’ inconsulto che un grande partito come il PD accetti il confronto con i suoi alleati e poi venga criticato in modo inverecondo sui giornali o da siti al limite della querela. Serve un accordo tra gentiluomini: in caso il tiro al piccione avvenga, gli altri candidati devono pubblicamente e con forza e ripetutamente condannare questo comportamento.
Ad esempio il sito Boeri nein Danke (che ora con pudore ipocrita ha cambiato la testata), spin off livoroso di Penati nein Danke, ad opera di un trombato del PD che avrà anche le sue ragioni ma è indecoroso getti fango in questo modo
2) In caso di non raggiungimento del 50%, poiché per ragioni di costo e organizzative sono improponibili primarie a doppio turno, si addizionino ai voti di preferenza coloro che hanno messo i singoli candidati al secondo posto in una scala di preferenze, e poi al terzo etc

C’è molto da parlare a questo proposito, abbiamo tempo. Ovviamente ora dobbiamo sostenere con lealtà Pisapia come prossimo sindaco di Milano

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13 Risposte to “PD e primarie”

  1. Marco Cimarosti Says:

    Caro Filippo, c’è poco da potenziare: la soluzione è imparare a fare politica… Se le due fazioni spiaggiste avessero dimostrato maggiore flessibilità e si fossero coalizzate fra loro, avrebbero forse perso per strada una piccola frangia di irriducibili, ma avrebbero ottenuto un risultato un bel po’ diverso:

    1. Al mare, in una località tropicale da definirsi: 58%;
    2. Su un ghiacciaio, in Nepal: 35%;
    3. Al mare, tassativamente ai Caraibi: 4%;
    4. Al mare, in Egitto senza se e senza ma: 3%.

    Se vi è mancato questo acume politico, è inutile che poi vi lamentiate: pigliate pinne e salvagente, che il compagno Giuliano già ci aspetta al campo base di Katmandu!

    P.S. ma è mai possibile che uno del PD si debba far spiegare queste cose proprio da uno di Rifondazione, noi che in questi giochetti ci caschiamo sempre come pollastri?

    • Marco Cimarosti Says:

      Ah, dimenticavo: anche così c’è sempre la possibilità che il leader ghiacciaista sconfitto dica: “Brutti, brutti, brutti, vi siete coalizzati contro di me e allora io con voi non ci gioco più”, e se ne vada a fare il governatore della Puglia in Nepal…

      Ma i candidati delle primarie di Milano (o almeno i due principali) mi paiono fatti di ben altra pasta del nostro Niki; infatti, già stamattina Boeri ha lealmente offerto a Pisapia la sua piena collaborazione per la campagna elettorale vera e propria, e sono sicuro che Pisapia avrebbe fatto altrettanto se fosse giunto lui secondo.

  2. Filippo Filippini Says:

    Marco, è proprio quello che voglio dire. Non è che devi spiegarlo a me.
    La lealtà da parte degli altri (segnatamente vostra) è comunque da pretendere, ed a Milano non ne è stato fatto particolare sfoggio.

    • Marco Cimarosti Says:

      Filippo, scusa eh, ma se devi parlare di lealtà fra PD e sinistra forse è meglio, per decenza e convenienza, che eviti di farlo proprio in un post che parla di Milano, la città del tuo quasi omonimo PENATI… 🙂

      • Filippo Filippini Says:

        Appunto a quello mi riferisco. Quando ci si siede al tavolo a parlare con noi, a progettare con noi, a discutere con noi, anche a litigare con noi (in politica ci sta) deve essere preventivo il rispetto. Non al singolo esponente, che magari si può anche detestare perché ci ha trombato la moglie, ma al PD.

  3. Marco Cimarosti Says:

    Rispetto preventivo? No, grazie! Il rispetto “a prescindere” è ciò che i signori pretendevano dai servi della gleba: “Prima ti scappelli, t’inchini, mi chiami Sua Signoria e poi, forse, avrò la compiacenza di ascoltare cos’hai da dirmi”…

    In democrazia, il rispetto e la fiducia non sono cose dovute: bisogna conquistarsele con fatica. E il PD, dalla sua nascita, non è che abbia fatto granché per conquistarsi il rispetto e la fiducia della sinistra, intesa sia come i partiti che fino al giorno prima erano stati suoi (fedeli!) alleati sia, soprattutto, come buona parte del suo elettorato potenziale.

    Dalle primarie di Milano è uscita una possibile inversione di tendenza di questo andazzo suicida: un candidato sindaco espresso dalla sinistra ma sufficientemente moderato da aver ottenuto la fiducia di buona parte dell’elettorato PD e, soprattutto, il suo principale avversario alle primarie, di area PD, che gli mostra rispetto e lealtà e si dice pronto a lavorare al suo fianco. Da domani, vedremo se il resto del PD milanese saprà seguire l’esempio del suo campione Boeri o se dimostrerà un’altra volta coi fatti che, dovendo scegliere fra destra e sinistra, il PD preferisce la prima.

  4. valerio Says:

    il voto per approvazione, è molto meglio del Buckloin che proponi tu. più semplice per l’elettore. più facile da contare. più efficace per la collaborazione

  5. valerio Says:

    il buklin, che descrivi tu, prevede che ogni elettore scriva un numero di preferenza accanto ai vari candidati: 1,2,3,4. quindi si contano solo i primi voti di preferenza (1), se nessuno supera il 50% si sommano i voti successivi, prima i voti di tipo 2, se nessuno supera la maggioranza i voti di tipo 3 e così via.
    i problemi di qeusto tipo di voto sono molteplici: prima di tutto gli scurtatori devono star lì a contare non solo le preferenze, ma anche il numero di ogni preferenza (cosa che allunga lo scrutinio di molto).
    inoltre sono possibili due varianti di questo tipo di voto: o l’elettore è obbligato a scrivere TUTTI i numeri accanto ai candidati, per cui se ci sono 4 candidati deve scrivere i numeri dall’1 al 4, oppure no.
    lo svantaggio della prima variante è che dopo il primo o il secondo voto l’elettore mette i numeri a caso, o più probabilmente scrive i numeri in ordine crescente del tipo se gli piace il terzo candidato scriverà: 2,3,1,4,5,6. perché degli altri non gliene frega niente: il primo candidato sulla scheda sarà favorito (in australia dove c’è un sistema simile, ma più complicato, ogni scheda elettorale è diversa dall’altra, con i nomi dei candidati ordinati a caso dalla macchina stampatrice…).
    lo svantaggio della seconda variante è che i sostenitori puri e duri di un solo candidato, e quelli più svogliati( circa il 99,99% dgli elettori italici), scriverebbero solo il numero 1 (in Australia una volta era così, ma adesso c’è l’obbligo di scrivere tutti i numeri).
    inoltre con questo sistema se uno viene eletto al secondo turno o seguenti di conta dei voti, la maggioranza degli elettori potrà sempre dire: ma io preferivo quell’altro! ciò è molto sfavorevole in una democrazia consensuale, come le primarie, dove ci si aspetta che tutti quelli che votano poi saranno parte attiva nella campagna elettorale del vincitore delle primarie!
    il voto per approvazione è molto più semplice: all’elettore non viene chiesto quale candidato ti piace di più, o in che ordine ti piacciono i candidati, ma per ogni candidato viene chiesto: ti piacerebbe che questo qui diventasse sindaco (o quello che è)? l’elettore allora dovrebbe semplicemente dire sì mi piace. con questo metodo è molto facile che un candidato superi la soglia del 50% dei gradimenti, lo svantaggio unico è che più candidati possono superare il 50% (cosa che capita però anche con il Buklin che proponi tu), ma comunque vince chi ottiene più consensi.
    in generale il vincitore di un voto per approvazione ottiene molti più consensi che con un qualsiasi altro tipo di votazione. e il candidato non è portato a fare campagna contro gli altri, perché così facendo se da una parte galvanizza i propri elettori, dall’altra non ne acquisirebbe di nuovi. anzi, deve cercare in ogni modo di ottenere consensi anche al di fuori della propria cerchia, oppure soccombe.
    è utilizzato infatti dalle nazioni unite per il segretario generale e veniva utilizzato dalla serenissima repubblica per selezionare i funzionari mandati a governare le città dominate(che dovevano avere l’appoggio di quante più fazioni veneziane possibili).
    con questo tipo di voto, tra l’altro il Pd non avrebbe probelmi a candidare più persone, perché gli iscritti possono votarle tutte!
    ovviamente il voto per approvazione funziona solo per elezioni con un solo vincitore, altrimenti diventa un metodo terribile ed orribile!!!

  6. valerio Says:

    p.s.
    un articolo di Science sul tema approval voting:

    http://www.sciencemag.org/cgi/content/summary/292/5521/1449


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