Quello che avrei detto alla Leopolda: COLORE (Coccaglio Felix)


Il giovedì avevo inviato via internet il mio intervento, e sapevo del numero altissimo di persone disponibili a parlare: mi ero messo quindi il cuore in pace.
Se mi avessero chiamato (alla fine ero così stanco che incrociavo le dita perché non avvenisse) avrei suppergiù parlato di questo.

La parola che avrei scelto sarebbe stata COLORE.
Colore, incidentalmente, perché sono di Coccaglio, e un anno fa cominciava quella vergogna universalmente nota come White Christmas.
Ed avrei chiesto, visto che fino a quel momento nessuno era stato fischiato, di fischiare e di manifestare il proprio distacco da una operazione così maldestra xenofoba ed ipocrita. Avrei chiesto i fischi per chi ci aveva spiegato che il Natale Cristiano non era accoglienza bensì difesa delle tradizioni.
Poiché mi bastano 2 minuti di macchina e posso arrivare a Trenzano, avrei chiesto i fischi anche per coloro che volevano imporre, contro la Costituzione, di parlare solo la lingua italiana e che volevano chiudere il Centro Culturale Islamico.
Poiché in 6-7 minuti posso essere ad Adro, avrei chiesto i fischi per l’Oscar Padano dei mille Soli.
Poi avrei chiesto, timidamente, un applauso d’incoraggiamento da portare con me nel ritorno, e da condividere con i Democratici (e no) rimasti a casa.
A quel punto mi sarebbero avanzati circa 3 minuti, 3 minuti e mezzo.
Ed avrei spiegato quello che un grande architetto urbanista spiegò, anni e anni fa, in una assemblea pubblica nella Coccaglio Felix, quella governata allora dal centrosinistra. Era Benevolo e disse – più o meno testualmente – che il valore di un’area edificabile è tutto contenuto nel pennarello dell’urbanista che la COLORA sulla mappa, ed il valore non è intrinseco all’argilla e sassi di cui è composta ma appartiene, in larga parte, a tutti i cittadini che concorrono, direttamente e tramite la rappresentanza politica, a governare il Comune.
E’ questo un aspetto del problema abitativo per i giovani italiani: quando si dimentica questa premessa, comincia il mercato non già delle case ma delle aree edificabili. Sempre ed ancora, un mercato basato sulla rendita. Quando un’area passa di mano troppe volte ognuno applica un ricarico che va tutto a colpire chi compra la casa alla fine. Di più: l’impresa che poi, in un sussulto di professionalità, decide non più di speculare ma di costruire, avrà pagato talmente tanto quell’area che cercherà di quadagnare il percentuale, ed il 20% di tanto è più del 20% di poco. Così tutti, nella filiera che porta a determinare il prezzo sul cartello nella vetrina di una agenzia immobiliare.
Non so quanto tempo sarebbe rimasto per dire che, come si è fatto nella Coccaglio Felix e di cui sono testimone diretto perché abito in una casa costruita partendo da un campo, progettata e costruita da me (sono ingegnere civile), il Comune deve essere ben conscio del suo potere anche economico sul mercato edilizio e deve usarlo a favore dei cittadini (e delle imprese), non degli speculatori che non fanno ma vivono di rendita.
Il giusto profitto è il motore della società e fa bene a tutti, anche a chi non se lo immagina nemmeno. Il profitto della rendita arricchisce uno solo e, soprattutto, impoverisce gli altri. Tavoli di concertazione con le imprese, le cooperative, i privati, la famiglie: ecco come dare contemporaneamente un impulso all’economia e calmierare i prezzi degli immobili, consentendo alle famiglie di non vivere in appartamenti piccolissimi. Interventi sulle pezzature delle case, non solo bilocali o trilocali ma anche imposizione di pezzature più grandi… GONG… a questo punto probabilmente, sarebbe suonato. E vi avrei chiesto di applaudire la Coccaglio Felix che fu e che sicuramente tornerà.

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