E lo sputtanamento cos’è? Arcore reprise


Per il CULtori del genere, su Oggi i carri bestiame di zoccole diretti ad Arcore.

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L’ambientalismo pressapochista


A pag. 165 del n. 45 dell’Espresso, pur ottimo giornale, c’è un esempio di quello che io chiamo il pressapochismo scientifico dell’informazione italiana.

Il noto giurista Gianluca Pessotto

Già si presentano gli autori, Gianni Mattioli e Massimo Scalia, come “noti fisici” quando la loro notorietà è dovuta alla politica ed all’ambientalismo. E’ vero, sono laureati in fisica, ma sarebbe come presentare Gianluca Pessotto, ex giocatore della Juve, come “noto giurista”: ha infatti una laurea in legge.
Nell’articolo poi si sostiene che la dose del fondo naturale è di 0,5 milliesievert, facendo due errori:

1) l’unità di misura della dose naturale del fondo radioattivo deve essere espressa in millisievert/anno, in quanto conta il periodo di esposizione
2) il fondo naturale medio a livello mondiale è di 2,4 millisievert/anno; in Italia il fondo medio naturale è di 3,4 mSv/a; ci sono zone in cui il fondo naturale è di 260 mSv/a

Il consiglio per gli autori è di farsi un anno sabbatico dalla politica e rimettersi a ripassare, duramente, la fisica.

Nero e più nero


Ad un anno da White Christmas, cominciata in questi giorni del novembre scorso, un segnale: ecco i due sindaci di Coccaglio, il sindaco dei ragazzi, nero, ed il sindaco eletto, ancora più scuro (in volto).

Clickate sulla foto per ingrandirla.

La TAG CLOUD della Leopolda


Da Il Post la tag cloud di Prossima Fermata Italia

Arieccolo, Oscar Padana Jones ed il Sole Maledetto


La tesi del simbolo locale scricchiola? Che problema c’è… si delibera che il simbolo di partito diventi simbolo locale.

Quello che avrei detto alla Leopolda: COLORE (Coccaglio Felix)


Il giovedì avevo inviato via internet il mio intervento, e sapevo del numero altissimo di persone disponibili a parlare: mi ero messo quindi il cuore in pace.
Se mi avessero chiamato (alla fine ero così stanco che incrociavo le dita perché non avvenisse) avrei suppergiù parlato di questo.

La parola che avrei scelto sarebbe stata COLORE.
Colore, incidentalmente, perché sono di Coccaglio, e un anno fa cominciava quella vergogna universalmente nota come White Christmas.
Ed avrei chiesto, visto che fino a quel momento nessuno era stato fischiato, di fischiare e di manifestare il proprio distacco da una operazione così maldestra xenofoba ed ipocrita. Avrei chiesto i fischi per chi ci aveva spiegato che il Natale Cristiano non era accoglienza bensì difesa delle tradizioni.
Poiché mi bastano 2 minuti di macchina e posso arrivare a Trenzano, avrei chiesto i fischi anche per coloro che volevano imporre, contro la Costituzione, di parlare solo la lingua italiana e che volevano chiudere il Centro Culturale Islamico.
Poiché in 6-7 minuti posso essere ad Adro, avrei chiesto i fischi per l’Oscar Padano dei mille Soli.
Poi avrei chiesto, timidamente, un applauso d’incoraggiamento da portare con me nel ritorno, e da condividere con i Democratici (e no) rimasti a casa.
A quel punto mi sarebbero avanzati circa 3 minuti, 3 minuti e mezzo.
Ed avrei spiegato quello che un grande architetto urbanista spiegò, anni e anni fa, in una assemblea pubblica nella Coccaglio Felix, quella governata allora dal centrosinistra. Era Benevolo e disse – più o meno testualmente – che il valore di un’area edificabile è tutto contenuto nel pennarello dell’urbanista che la COLORA sulla mappa, ed il valore non è intrinseco all’argilla e sassi di cui è composta ma appartiene, in larga parte, a tutti i cittadini che concorrono, direttamente e tramite la rappresentanza politica, a governare il Comune.
E’ questo un aspetto del problema abitativo per i giovani italiani: quando si dimentica questa premessa, comincia il mercato non già delle case ma delle aree edificabili. Sempre ed ancora, un mercato basato sulla rendita. Quando un’area passa di mano troppe volte ognuno applica un ricarico che va tutto a colpire chi compra la casa alla fine. Di più: l’impresa che poi, in un sussulto di professionalità, decide non più di speculare ma di costruire, avrà pagato talmente tanto quell’area che cercherà di quadagnare il percentuale, ed il 20% di tanto è più del 20% di poco. Così tutti, nella filiera che porta a determinare il prezzo sul cartello nella vetrina di una agenzia immobiliare.
Non so quanto tempo sarebbe rimasto per dire che, come si è fatto nella Coccaglio Felix e di cui sono testimone diretto perché abito in una casa costruita partendo da un campo, progettata e costruita da me (sono ingegnere civile), il Comune deve essere ben conscio del suo potere anche economico sul mercato edilizio e deve usarlo a favore dei cittadini (e delle imprese), non degli speculatori che non fanno ma vivono di rendita.
Il giusto profitto è il motore della società e fa bene a tutti, anche a chi non se lo immagina nemmeno. Il profitto della rendita arricchisce uno solo e, soprattutto, impoverisce gli altri. Tavoli di concertazione con le imprese, le cooperative, i privati, la famiglie: ecco come dare contemporaneamente un impulso all’economia e calmierare i prezzi degli immobili, consentendo alle famiglie di non vivere in appartamenti piccolissimi. Interventi sulle pezzature delle case, non solo bilocali o trilocali ma anche imposizione di pezzature più grandi… GONG… a questo punto probabilmente, sarebbe suonato. E vi avrei chiesto di applaudire la Coccaglio Felix che fu e che sicuramente tornerà.

Coppie di fatto e famiglia


Più di otto anni fa, questo scrivevo su Corriere.it

Cari Italians,
io, sposato in chiesa e in attesa di un figlio, difendo i diritti (inesistenti o quasi finora) delle coppie di fatto. Parliamoci chiaro: sono due i motivi che tendono a discriminare le unioni stabili tra persone non sposate: uno è di natura ideologica (leggi religiosa), un altro è di natura venale (leggi timore che i fondi destinati agli aiuti delle coppie vengano sottratti alle coppie “normali”). Se è inaccettabile che una società laica discrimini in base alle scelte di coscienza (secondo la scala decrescente: sposati in chiesa – sposati civilmente – “concubini”), è ancora peggiore l’atteggiamento meschino di chi vuole proteggere per l’ennesima volta il particulare (suo o di chi reputa “buoni”) contro l’interesse generale e l’equità. Qualunque sia la cifra allocata per gli aiuti alle persone bisognose, qualunque sia la soglia di reddito individuata per avere accesso agli aiuti, bisogna partire dal più bisognoso e da lì risalire. Non conta nulla se un bambino povero è figlio di due catechisti sposati in chiesa, di due “mangiapreti” sposati in comune o di una coppia che non ha mai “regolarizzato” la sua unione. Quel bambino ha diritto di essere aiutato. Questo è il punto imprescindibile della questione, il resto sono distinguo ipocriti e pelosi.

8 anni sono passati invano.