La bussola e la mappa del tesoro.


Mi sono montato la testa e parlo di temi nazionali. Per non esagerare mi limito al PD. Il Post riporta una sintesi “dal di dentro” della Direzione Nazionale del 23.10.2010 del PD..

Riporto uno stralcio: Bersani ha tenuto il punto dicendo che “rispetto al discorso di Torino non ho niente di sostanziale da correggere” e che “lì c’è la bussola e la direzione di marcia”. Il riferimento alla bussola si deve a una frase contenuta inizialmente nel documento di Veltroni, e poi eliminata, che voleva il PD “senza bussola”: e la prima cosa che Bersani ha detto in conferenza stampa dopo il voto è stata proprio “la bussola c’è”.

Bersani è il mio segretario, l’ho pure votato, e secondo me sta facendo molto bene. Il PD è uscito dal ma-anchismo e posso testimoniare (come del resto ho già fatto in questo blog) che parole dette all’inizio dell’estate da membri della segreteria Bersani hanno trovato preciso e puntuale riscontro sia nell’azione del PD che nell’evolversi del quadro politico (dimostrando quindi una fredda e perspicace lettura della realtà).

Detto questo, torno subito al personale. Ho amato una sola persona nella mia vita, mia moglie Elisabetta, che mi ha dato due figli splendidi e che ancora mi sopporta dopo 26 anni di rapporto e 11 di matrimonio. Non credo di indulgere al romanticismo (che del resto aborro) dicendo che me ne sono innamorato la prima volta che l’ho vista, il primo giorno della prima liceo. Eppure ci sono voluti 4 anni perché ci mettessimo insieme, ed è avvenuto quando l’ossessione che avevo per “quella vittoria” è scemata, ho cominciato a correre dietro ad altre gonnelle.

Sono sceso salito in politica da poco, ma ci ho messo meno di un anno, stavolta, a capire che non dobbiamo cercare la vittoria a tutti i costi, comunque e dovunque. I vantaggi dell’esperienza. Le gonnelle che dobbiamo rincorrere sono la coerenza, una visione al contempo seria e fresca della società, richiamare l’elettorato che non va a votare o che ci ha sempre votato e che non ci vota più. L’Epifania e l’epifenomeno, insieme, mi sono apparsi sabato scorso in una piazza di Adro. Questo: la Lega e le sue gigantesche contraddizioni, le debolezze arricciate su sé stesse a costituirne la forza. Quella: la fine di un certo modo di fare politica e l’annunciato e messianicamente atteso meccanismo di ricambio.

In buona sostanza: non esiste la mappa del tesoro. Mente fredda, cuor leggero, gambe in spalla e partiamo. Arriveremo da qualche parte. La situazione politica e sociale dell’Italia che lasciamo non si farà rimpiangere troppo.

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