Festa democratica a Manerbio.


Senza pretesa di completezza, qualche nota dalla 2.a Festa Democratica di Manerbio cui mi sono recato ieri sera e che dura fino a domenica.
Per l’apertura in grande stile di ieri sera c’era un dibattio con Civati, Penati, Girelli e Bisinella, moderato ed introdotto dal coordinatore PD della zona Bassa Centrale di cui ora mi sfugge il nome e che cercherò di recuperare.

Arrivo presto e faccio due chiacchiere con il segretario di circolo di Manerbio: apprendo che l’organizzazione coinvolge una trentina di volontari. Ed hanno una buona logistica (spazio attrezzato per feste dal comune). Una bella sfida se vorremo fare qualcosa del genere a Coccaglio, prima o poi.
Saluto il cortesissimo segretario provinciale Bisinella e facciamo due chiacchiere a proposito del volantino appena deliberato dal Gruppo Comunicazione sulla legge bavaglio.
Cordialità anche con Civati, Penati e Girelli e si arriva al dunque, con il dibattito. Non ho preso appunti quindi vado a memoria.

Chi gioca in casa (Bisinella, segretario provinciale, e Girelli, eletto in provincia alla Regione  Lombardia) parla dell’organizzazione del partito, con la svolta che la segreteria Bisinella vuol dare al concetto di zona, in cui si vuole che si organizzino i circoli. Nella fattispecie la zona della bassa centrale è già molto organizzata. Da settembre ogni iscritto al PD riceverà una pubblicazione con tutte le foto ed i recapiti a tutti i livelli del PD bresciano. Si vuole recuperare il tempo perduto sul piano del radicamento sul territorio, conseguenza anche inevitabile della fondazione del PD e della fusione dei retaggi che  lo compongono. Girelli parla della recente esperienza di campagna elettorale e della positività del rapporto con la gente in un partito fatto di persone e non di divise o ruoli.

Penati, candidato a presidente della Lombardia nelle recenti elezioni regionali e membro della segreteria nazionale, imbeccato dalle domande del coordinatore di zona parla di un PD che non gode di buona stampa (in modo spesso ingeneroso), di cui vengono riportate, senza scendere nel dettaglio, solo le facezie in negativo e non le dichiarazioni e le azioni positive. Parla dei “marziani” che scrivono su alcuni quotidiani nazionali a proposito di etica nella politica e si chiede dove sono stati negli ultimi 15 anni. Segnala come questo fatto, insieme ad altri, sia il segnale del declino del premier Berlusconi, parla dei tagli operati dalla manovra e delle conseguenze micidiali che avranno sui servizi locali e sulla scuola. Parla anche della croce che viene ingiustamente addossata sugli operatori della scuola con l’ingiusta equazione insegnante = statale = fannullone, e del fatto che la scuola non sia vista più come ascensore sociale ed occasione di riscatto,   cosa grave.

Civati, brianzolo, (ri)eletto anch’egli al consiglio regionale lombardo, è imbeccato sul tema della legge bavaglio. Lo affronta, al suo solito modo lieve ma profondo, facendo capire come la gente normale e bene intenzionata non ha paura di essere intercettata. In fin dei conti basta usare il telefono per parlare alla fidanzata (non una ogni sera, al massimo una alla settimana, precisa), parlare di calcio, darsi appuntamenti, salutare gli amici, parlare di lavoro in modo lecito. Magari se si parla di spesa, ricordarsi di comprare le mozzarelle, i formaggi però, non le firme o gli ispettori. In buona sostanza una legge che va nella direzione della insicurezza da parte di un governo e di una maggioranza che ci ha sfrancicato le gonadi (il corsivo è mio, lui si è espreso in modo molto più morigerato) sulla sicurezza. Sicurezza che come padani e come lombardi ci deve preoccupare, visto che fino alla scorsa settimana la ‘ndrangheta e la mafia non c’erano ed ora, in una regione governata per un ventennio da Formigoni e dalla Lega, si scopre che ci sono. Saranno saliti con i camper nottetempo.

Emerge poi un tema di attualità e caldo: il ricambio della classe dirigente (gettonatissimo il solito D’Alema) e la necessità di primarie, in primis con il porcellum. Sia Penati che Civati ribadiscono la necessità di primarie per decidere i nostri candidati nelle liste, magari (si espone Penati) cogliendo l’occasione per un ricambio effettivo, chi ha fatto 3 legislature a casa, con le ovvie e dovute e limitate (però) eccezioni. Bisinella, sul tema, avverte che le primarie non devono essere un totem ma uno strumento, facendo ad esempio il caso di un sindaco uscente (e rieleggibile) che non per forza deve essere sottoposto a primarie, come a sottoporlo al vaglio di un esame che può aver già superato con la brillantezza di governo.
Girelli ricorda lo spirito delle primarie, che sono nello statuto al fine di rendere il partito aperto all’esterno ed ai simpatizzanti e che si sono spesso trasformate in strumento di lotta per dirimere questioni di potere interne.

A questo punto l’intervento del vostro osservatore sul tema. Ho detto che le primarie sono sicuramente uno strumento per rendere il partito aperto, scalabile e contendibile alle forze nuove e fresche. Nel caso, come prospettato, vengano usate per dirimere “bisticci” dovuti alla natura perfettibile dell’uomo o, aggiungo, anche ad un nobile scontro nell’interesse generale su due visioni diverse nel partito e nella coalizione, compiono lo stesso il loro dovere di sciogliere il nodo gordiano e di dare una soluzione “oggettiva” che altrimenti sarebbe difficile raggiungere.

La bella serata si chiude con i due milanesi che salutano, ringraziano e vanno alla ricerca di un caffè. Mi scuso per eventuali omissioni, non avevo il taccuino ieri sera.

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Una Risposta to “Festa democratica a Manerbio.”

  1. Non c’è niente di più inedito di ciò che è già stato scritto « Coccaglio olio e peperoncino Says:

    […] Qui un mio resoconto di luglio su una festa democratica a cui parteciparono Civati, Penati, Bisinella. Si parla di intercettazioni, di fidanzate di una sera, di primarie e di 3 mandati. […]


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