… per votare il PD. Già lo votavo prima di conoscerlo. Lo voterei anche se lui non ci fosse. Le mie critiche al PD ed a chi lo guida trovano poi sempre un’attenuante, ad esempio la vergogna del sistema informativo italiano. Per ogni errore del passato, pur innegabile, la contingenza mi ha spinto a trovare un motivo più grande per oppormi a quella che in Italia è immeritatamente chiamata la destra di governo.
Di più. Il PD è un progetto che mi piace, in cui mi ci ritrovo, che guarda al futuro. E’ l’unico partito italiano che è compiutamente democratico, non dipendente cioè da un leader, credo sia l’unico non fondato dal suo attuale segretario. E io sono “nativo” del PD, cioè non ero iscritto a nessun partito, prima. Sono prediche ad un convertito, sostanzialmente inutili. Con me Civati è sprecato. E, udite udite, su certi argomenti con lui sono perfino in lieve disaccordo.
Poi accade una giornata come oggi. Una giornata passata con Pippo, al freddo, a battere i marciapiedi.
I marciapiedi di Iseo, parlando di ambiente, di cementifici che vogliono diventare inceneritori, con noi del PD che ci opponiamo, ovviamente.
I marciapiedi di Adro, nel pomeriggio, a festeggiare l‘Ordinanza che impone al sindaco di Adro di ripristinare la legalità e togliere tutti i simboli in via definitiva.
E accade che la gente mi vede, svettare con la mia massa, e mi viene incontro delusa chiedendo “c’è Civati?” (magari un attimo attardato nel corteo, o davanti) perché sapevano che io ne avevo annunciato la presenza e lo vogliono vedere, stringergli la mano, scambiare due parole. Vedo Lancini di Adro, non il sindaco ma il “benefattore” (se ve ne ricordate), classe ’55, trasmettergli con la sua classe parole di incoraggiamento e di invito ad andare avanti.
Vedo i ragazzi del popolo viola, che tutti i giorni mi pizzicano come zanzare contro il mio PD che difendo a spada tratta, non poter credere che ci sia, manifestandogli simpatia. Una ragazza mai vista mi vede la bandiera del PD e ovviamente fa battutine e mi tratta come un monatto, scherzando ma mica troppo. Sento che parla con un’amica che “doveva esserci Civati ma non lo vedo” e le chiedo se vuole conoscerlo, che c’è. Non mi crede. Le dico che pur senza merito sono tra coloro che gli han chiesto di venire ed allora, testuali parole, “non devi essere poi così male se conosci Civati e l’hai portato qua”.
Senza parlare degli over ’60, i più sfegatati tra i rottamatori in pectore, ed ogni anno in più sulla carta di identità son 10 decibel in più negli slogan sulla necessità di ricambio (sarà questione d’udito).
Ed allora capisco una cosa: che ho bisogno di Civati, ho bisogno di imparare da lui a trasmettere alla gente che non aspetta altro che votarci, e non lo fa, di cominciare finalmente a votare per un partito che ha tutte le carte in regola, insieme ai suoi alleati, per portare l’Italia fuori da questo pantano.
Sarà meglio che mi decida ad imparare in fretta. Il piano B è farne delle sagome di cartone da portare ad ogni iniziativa del PD cui partecipo, come i vigili cartonati del sindaco leghista di Alassio.
PS: mi chiamo Filippo, ho sempre pensato significasse “phileo ippos” (mi piacciono i cavalli) probabilmente nel mio caso è una crasi di “phileo pippo”
La potenza dell’ordinanza del Giudice del Lavoro di Brescia.
2 dicembre 2010 — Filippo FilippiniVoglio qui commentare l’Ordinanza del giudice del Lavoro di Brescia sul caso dei 700 soli delle alpi della scuola di Adro.
Va letta ma la riassumo in modo scarno.
La CGIL ha agito motu proprio contro i responsabili dell’ambiente di lavoro non neutro, degradato dalla presenza dei simboli.
Il giudice ha dapprima demolito l’istanza di non ammissibilità del Sindaco del Comune di Adro in quanto non datore di lavoro ma solo proprietario dell’immobile; anche il tecnicismo (finto) della conciliazione (per allungare i tempi) è stato smontato dal giudice;anche il tecnicismo sul numero di lavoratori che attualmente subiscono questa situazione è smontato, per il fatto che vanno individuati i lavoratori come “concetto” ed anche i lavoratori futuri.
Il concetto di tutela dei lavoratori è anticipato e preventivo rispetto al realizzarsi della lesione al diritto soggettivo.
Poi il Comune di Adro viene individuato come soggetto attivo, citando propriamente prassi DISCRIMINATORIE o adderittura MOLESTIE, che sarebbero potute avvenire anche in modo NON INTENZIONALE. Già tutto quanto elencato finora è esplosivo, perché consente di colpire, anche per similitudine, amplissime prassi di “appropriazione della società” da parte della Lega Nord, con i suoi simbolismi e le sue parole d’ordine.
Il dispositivo dell’ordinanza poi accerta che nemmeno il Sindaco di Adro ed i suoi avvocati hanno saputo documentare la natura di simbolo locale pretesa per il simbolo. Viene ufficialmente sancito che il sole delle Alpi non ha connotazione locale ad Adro, ma anzi solo partitica, e ciò anche usando le stesse fonti (peraltro discutibili) fornite dal Sindaco stesso.
Viene poi definita la comparazione del lavoratore “tipo” rispetto al lavoratore svantaggiato della scuola di Adro, che viene definita “saturata” ed “inquinata” dai simboli partitici. Questa condizione di svantaggio dei lavoratori è amplificata dal ruolo che ricoprono, di mediatori culturali verso menti in formazione, e dalla compromissione delle condizioni ideali per cui questo compito sia possibile. La presenza di minori ha quindi un carattere aggiuntivo (ma non, si badi, unico) nel determinare lo svantaggio dell’operatore scolastico rispetto alla condizione definita “standard” del suo normale lavoro.
Passa poi a sottolineare come la copertura con bollini del sole delle Alpi non possa considerarsi sufficiente in quanto già la copertura assume valenza simbolica contraria, mentre invece va ripristinato lo status quo di “situazione non inquinata“.
Importantissime poi le costrizioni a rimuovere i simboli a spese del Comune, a rifondere i danni e, ultima stangata, a pubblicare (a care spese) su 4 quotidiani un estratto significativo della Ordinanza che parimenti andrà messa in evidenza nella scuola per una intera settimana lavorativa per parzialmente riparare al danno fatto per la grande notorietà del caso.