… sarebbe la risposta giusta da dare alle provocazioni del dirigente della FIOM. Condendo con: quanti giorni ha lavorato in fabbrica nella sua vita (escluso quelli da sindacalista, ovvio)? Quanti giorni alla catena di montaggio? Qual è il suo reddito attuale? Che macchina ha, di che marca? Esclude categoricamente di candidarsi mai alle elezioni politiche?
E’ chiaro che così non si va da nessuna parte, si fa del cinema sulla pelle degli operai. Vale anche dall’altra parte, però!
I tre attaccanti Bertinottolus, Veltronopulos e D’Alemiakis riassumono 16 anni di centrosinistra italiano:
Ho registrato questo blog circa un anno fa, per le note vicende, anche se ho cominciato a postarvi dopo circa sei mesi.
Questo canzone è ancora una ferita aperta per questa comunità, ed allora ve ne offro una versione spiritosa. Buon Natale a tutti.
E ricordatevelo: il Natale è la festa dell’identità Cristiana, EPPERCIO’ STESSO è la festa dell’accoglienza.
Non siamo casta. Lavoriamo il 23 dicembre. Arrivederci al 12 gennaio. Mavafankul!
(E non sono un qualunquista, di solito…)
Gli ultimi sviluppi della scena politica mi hanno reso afasico. E’ perché sto pensando. Intanto vi regalo un mio commento su Ciwati:
Si avvicina la fine dell’anno ed il cambio di agenda. Come ogni anno mi appresto a ricopiarvi la poesia di Kipling che comincia con:
If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you
but make allowance for their doubting too,
Se per assurdo avessi la golden share del PD e dovessi decidere a chi assegnare il ruolo di segretario, direi Civati. Se dovessi proporre il candidato premier, direi Renzi. Non perché siano magari pronti per quei ruoli, ma perché colmerebbero l’eventuale “gap” in un attimo, costruendo una squadra coesa, serena e leale.
Questo perché sia chiaro come la penso ad a chi vanno le mie simpatie, non certo personali ma politiche.
Detto questo, il PD ha in questo momento un segretario capace e “pronto”, che adderittura si interroga sull’utilità del suo ruolo come possibile candidato premier. Non è da tutti, non è poco. Non è lì, in quel ruolo, il nostro problema.
Ad un certo punto, quasi verso la fine, Kipling prosegue, in quella poesia:
If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
Credo che l’immane fatica (compresi gli errori) che ci hanno portato qui, come PD, non meritino di essere giocati a testa o croce. Anche perché il gioco d’azzardo, concordo su una singola cosa con Enrico Letta, è il sintomo del degrado della civiltà di un paese.
Allo stesso tempo, dal punto di vista della Leopolda, giocare “all our winnings” a testa o croce è prematuro, e ci può stroncare sul nascere.
Voglio dire: il referendum, e le firme necessarie per farlo (il 5%), assomigliano ad una specie di conta. Se i generali chiamano, io ci sarò. Mi permetto di dire che è meglio pensarci, pensarci, pensarci molto, su questa mossa.
Forse è il caso di farci un referendum (scherzo)!
Ed ora le ultime due strofe, il mio motto alla vita:
If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings, yet not lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you;
If all men count with you, but none too much,
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds¹ worth of distance run
Yours is the Earth and everything in it,
And, what is more, you¹ll be a Man, my son!
… della direzione PD. Dovrà essere convincente.